Erice e la sua storia/History of Erice
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Il Santuario di Venere Ericina

Conosciamo solo pochi resti ancora conservati dell’antico luogo di culto, mentre abbiamo notizia dalle fonti storiche di alcune delle feste e dei riti che vi si praticavano, come quello legato al volo delle colombe che celebrava la partenza della dea (anagóghia) verso l’Africa a Sicca Veneria e il suo ritorno (katagóghia). È ipotizzabile, sulla base del calendario romano dei fasti prenestini, che le due feste ricorressero il 23 aprile e il 25 ottobre corrispondenti all’inizio e al termine della bella stagione. Alcune iscrizioni ritrovate fra le rovine del castello, ma anche nell’area dell’abitato di Erice, ci informano sulla continuità di vita del Santuario adattato alle differenti influenze culturali di questo territorio. Abbiamo così una dedica in fenicio ad Astarte, una in lingua greca ad Afrodite e alcuni frammenti in latino con dedica a Venere, testimonianze epigrafiche che mostrano una continuità di culto e una sostanziale identità fra le tre divinità.
Gli scavi archeologici del 1930-31 hanno messo in luce alcuni gradini dell’antico accesso e diversi tratti di muri interpretati come resti del temenos (recinto sacro) che includeva in antico al suo interno, secondo le notizie di Eliano, un altare all’aperto. Una moneta del console romano Considio Noniano (57 a.C.) raffigura sul rovescio un tempio di tetrastilo o rotondo in cima ad una roccia cinta da mura turrite con legenda ERUC.
Le strutture murarie relative all’antico recinto che chiudevano l’area sacra sono riconoscibili dalla tecnica muraria che utilizza grandi blocchi squadrati di arenaria, mentre le strutture di età medievale e moderna furono realizzate con pietrame informe di calcare locale. Dagli scavi archeologici compiuti dal Cultrera non emersero indizi relativi al tempio, testimoniato solo da alcuni elementi architettonici, sparsi sulla spianata, fra i quali alcuni frammenti di fregi e rocchi di colonne in stile dorico.


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