Secondo la leggenda, questo era il luogo dove Venere si bagnava. Per alcuni studiosi, invece, sarebbe stato un granaio: si tratta, in realtà, di un’ampia cisterna interamente scavata nel banco roccioso, usata per contenere l’acqua raccolta sulla spianata che doveva ospitare il tempio. L’epoca della sua escavazione è imprecisata, trattandosi di un modello di struttura ipogeica in uso dall’antichità fino ai giorni nostri.
Ha sezione a campana, una profondità di circa 6 metri e un diametro alla base di 6,85 metri. Le pareti conservano ancora parte del rivestimento in malta e cocciopesto che le rendeva impermeabili, il fondo è costituito dal piano naturale della roccia, appositamente inclinato per la raccolta dell’acqua. Non sono stati trovati all’interno canali di adduzione delle acque, ma ciò potrebbe essere motivato dalla totale distruzione degli edifici esterni collegati in qualche modo alla cisterna. È comunque ipotizzabile che il muro perimetrale, che attualmente chiude l’imboccatura del pozzo, sia un’opera recente.
Gli scavi del 1930-31 rilevarono, nell’area a sud e ad est del pozzo e forse in relazione con questo, una serie di ambienti, disposti ad “L” che si addossavano lungo il perimetro murario esterno del castello. L’ultimo dei vani dell’edificio, quello più orientale, presentava un pavimento a mosaico realizzato con tessere bianche di calcare. Le ricerche non evidenziarono né l’esatta cronologia degli edifici né la loro possibile funzione. |